Il viaggio inizia quando si inizia a sognare la meta…
e si ritorna quando ci si sveglia dal sogno…
…hai scelto una meta? È iniziato il tuo sogno…

Per imparare, crescere ed emozionarsi,
per amare e comprendere il mondo,
la natura, gli altri…
e i loro punti di vista…

metti uno zaino in spalla e parti!


Luis Sepùlveda, 1997, Feltrinelli editore

La lettura di Patagonia Express ci consente di fare uno splendido e avventuroso viaggio in Patagonia, nella Terra del Fuoco, sulla cordigliera andina e in Amazzonia.

 

In soli dodici brevi “appunti” ci porta dall’Oceano Pacifico all’Atlantico, dalle coste frastagliate “della fine del mondo” al lago, dalle montagne al deserto, lungo il percorso di fiumi, tra le foreste e le praterie, dove si incontrano porti,villaggi, piccole stazioni e grandi aziende di allevamento di pecore e bovini.

 

Sepùlveda parte da un porto dell’isola di Chiloé, sul Pacifico, naviga nel Gran fiordo di Aisen dove, se il mare è mosso, si possono scorgere banchi di sabbia e scogli “affilati”, ma se è calmo si può avere il piacere di ammirare, all’alba, “ il sole che spunta sulle cordigliere e le nubi che strappano riflessi argentati”.


Navigando verso l’interno del fiordo, si può avere la fortuna di vedere il passaggio di qualche balena e dei delfini “in cerca di mare aperto”, ma anche di incontrare qualche “vagabondo del mare” che sulla lancia di Chiloé – una piccola imbarcazione di circa otto metri spinta solo “dal vento che gonfia la sua unica vela” – naviga  nel gran Fiordo e si spinge nel Golfo di Penas, nei canali di Messier e dell’Indio, nello stretto di Magellano, in mare aperto, “senza niente di più e niente di meno della conoscenza del mare e dei venti”.

Lungo il Fiordo, passando il golfo di Corcovado e, verso est, gli arcipelaghi di Chiloé, delle Guaitecas, di Chonos e le tante isole disabitate “luminosamente verdi, castigate dai venti più forti, che però non riescono a spegnere l’acceso color rosso brace degli alberi di teak”, si arriva nel centro della Patagonia cilena. Qui è possibile che il vento porti “l’eco dei cavalli, montati da due vecchi gringo, che galoppano sul profilo incerto del litorale, in una regione così vasta e colma di avventure che non può essere toccata dalla meschina frontiera che separa la vita dalla morte”. Questa è una delle tante “leggende” di queste terre e si riferisce a due rapinatori inglesi, qui conosciuti col nome di Butch Cassidy e Sundance kid, che dividevano i loro bottini con genti dei tanti luoghi in cui si spostavano.

Tracce della loro presenza si trovano anche nella parte argentina della Patagonia, a Los Antiguos, città di frontiera sulle rive meridionali del lago di Buenos Aires, dove “ i dolci declivi del monte che costeggiano il lago presentano interruzioni nel verde dei pascoli”.  Infatti, migliaia di ettari di bosco sono stati incendiati per lasciare posto alla prateria. Qui Sepùlveda trova i resti dei giganteschi alberi secolari, i cui tronchi sono stati usati da “due bravi falegnami” – forse i due vecchi gringo – per costruire solide capanne ; la più nota e ben conservata è nel parco nazionale Los Alerces.


Altra cittadina situata sulla parte settentrionale del lago è Rio Mayo, sempre battuta dal forte vento che viene dall’Atlantico, che alza nuvole di polvere tali che ormai  non vi passa più alcun uccello.

Ancora più a sud del lago, nella terra del Fuoco, c’è un piccolo paese di pescatori, chiamato Angostura, cioè “strettoia” perché è proprio davanti allo stretto di Magellano. Il paese è molto piccolo, ma nel suo cimitero c’è il sepolcro bianco di Panchito, un bambino poliomielitico che è morto di tristezza perché un giorno il suo amico delfino, che lo aveva reso allegro e vivace, non si fermò più sulle rive del mare di Angostura per giocare con lui.

 

Nelle zone interne della Patagonia si può viaggiare in treno. Sepùlveda vi ha viaggiato partendo dal villaggio argentino di El Turbio. Ha preso“la più australe delle linee ferroviarie”, il vero Patagonia Express– attualmente The Old Patagonia Express  o La Tronchita –  o, come dice la gente del luogo, “il treno delle pecore”, con sole due carrozze per i viaggiatori e due per le merci, che collega alcune città come El Zurdo e Bellavista e termina la corsa a Rìo Gallegos, sulla costa atlantica.

 

Il nostro libro ci consente, così come anticipato all’inizio, di dare uno sguardo alle alture andine e al villaggio Ujina, “l’ultimo paese del mondo”, dove il vento “soffia indemoniato e capriccioso” e le sagome delle case, nella “limpidissima notte andina, si fondono col paesaggio aspro, dominato dal vulcano Olca con i suoi quasi seimila metri di altezza”.  Qui, sulle alture andine, è venuto Sepùlveda col suo amico fotografo che voleva fotografare da vicino i condor.


Lasciamo la “fine del modo” per andare in Amazzonia e ammirarla dall’alto di un piccolo aereo, così  come ha fatto il nostro viaggiatore che è partito da Shell, villaggio preamazzonico dell’Equador, per andare a san Sebastiano del Coco. Dall’alto ha potuto dominare l’Amazzonia, la “linea verde” del fiume Huapuno e la nuvola rosa della miriade di fenicotteri fermi nella laguna formata dalle sue acque straripate, le “quattro o cinque case di canne e foglie di palma” di Mondana e la spiaggia sulla riva del fiume Napo che con i suoi affluenti alimenta “la superba e impetuosa corrente” del Rio delle Amazzoni.

 

Parte integrante dei territori che la lettura di questo libro consente di vedere sia pure con l’immaginazione, sono alcuni elementi che rendono più forte il desiderio di conoscerli. Sepùlveda, da buon viaggiatore, annota le caratteristiche degli abitanti dei luoghi in cui è stato, ne sottolinea l’eccentricità, la solitudine vissuta serenamente, l’impegno politico e ambientale, la diversa provenienza geografica; fa riferimento alle storie che circolano in quelle terre, come la storia della città di Trapananda e del suo vino, dell’insenatura dell’Incesto, di Panchito Barrìa – gia accennata -, del vecchio Eznaola; delinea il ritratto di alcuni personaggi esemplari, come Carlos, il capitano Palasios; mister Simpson, Carlito il falegname, Gerardo Garib e Susanna Grimaldi; racconta dei suoi amici come i fratelli Eznaola, le loro mogli e il professore Baldo Aray; si sofferma sull’incontro a Santiago del Cile con Francisco Coloane, autore di romanzi di avventura, tra cui Terra del fuoco e sul ricordo dell’incontro a Barcellona con Bruce Chatwin, autore di In Patagonia, libro che Sepùlveda definisce“uno dei migliori libri di viaggio di tutti i tempi”.

 AEMME


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